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Lunedì, 01 Ottobre 2018 09:57

EVENTO D'INAUGURAZIONE DELL'AMPHISCULPTURE DI PARCO DEL SOLE

Si è tenuta stamani, nella sala Ipogea di Palazzo dell'Emiciclo del Consiglio Regionale, la conferenza stampa dedicata al progetto Nove Artisti per la Ricostruzione nel quale rientra l'anfiteatro che l'artista ha donato alla città dell'Aquila. Sono intervenuti alla conferenza stampa il presidente del Consiglio Regionale Giuseppe Di Pangrazio, il sindaco dell'Aquila Pierluigi Biondi, il presidente della Fondazione CARISPAQ Marco Fanfani, la soprintendente Alessandra Vittorini, Gianni Letta, il presidente del comitato d'onore del progetto Carmine Lopez, l'ideatrice e curatrice del progetto Roberta Semeraro e infine l'architetto Clemens F. Kusch.

L’Aquila, 22 settembre 2018 - Si è tenuta stamani, nella sala Ipogea di Palazzo dell'Emiciclo del Consiglio Regionale, la conferenza stampa dedicata al progetto Nove Artisti per la Ricostruzione nel quale rientra l'anfiteatro che l'artista ha donato alla città dell'Aquila. Sono intervenuti alla conferenza stampa il presidente del Consiglio Regionale Giuseppe Di Pangrazio, il sindaco dell'Aquila Pierluigi Biondi, il presidente della Fondazione CARISPAQ Marco Fanfani, la soprintendente Alessandra Vittorini, Gianni Letta, il presidente del comitato d'onore del progetto Carmine Lopez, l'ideatrice e curatrice del progetto Roberta Semeraro e infine l'architetto Clemens F. Kusch.

Nell'ambito della conferenza sono presentati il volume Ricostruire con l'arte di Roberta Semeraro edito da Progedit con i patrocini del Comune dell'Aquila e dell'Ateneo Veneto e un documentario con l'intervista alla scultrice di Marco Zaccarelli e Luca Cococcetta. A seguire, nell’Amphisculpture del Parco del Sole, l'evento si è concluso con la coreografia di danza moderna Rinascita di Raffaella Mattioli con Maurizio di Rollo.

Il progetto Nove Artisti per la ricostruzione è stato ideato dal critico d'arte Roberta Semeraro in seguito al dibattito apertosi alla Biennale d’Architettura del 2009 con l'evento collaterale E-picentro sul tema della ricostruzione nel territorio aquilano intesa come ricostruzione non solo fisica degli edifici e dei luoghi storici, ma anche ricostruzione di una comunità, del suo senso di identità e di appartenenza ad un luogo e della fitta rete di relazioni necessarie alla sopra- e con-vivenza.

“Nove artisti per la ricostruzione” prevede la riqualificazione degli spazi urbani attraverso il linguaggio dell'arte, ed è basato non solo sul principio di solidarietà degli operatori culturali verso le comunità colpite dal sisma, ma anche di cooperazione nei confronti delle istituzioni pubbliche e private affinché i cittadini possano ri-trovarsi nei loro luoghi seppur trasformati in seguito al terremoto.

I primi artisti invitati a partecipare e che hanno aderito al progetto sono stati: lo scultore italiano Mauro Staccioli (scomparso a gennaio di quest'anno), l'architetto scultore e poeta giapponese Hidetoshi Nagasawa (venuto a mancare ad aprile) e la scultrice americana Beverly Pepper conosciuta nel mondo per le sue opere di land art.

Le aree d'intervento indicate ai tre artisti dagli amministratori dell'Aquila sono state rispettivamente: piazza San Silvestro, il giardino del Castello Cinquecentesco e Parco del Sole.

Mauro Staccioli ha donato alla città dell'Aquila per piazza San Silvestro il suo progetto artistico dell'arco rovesciato, Hidetoshi Nagasawa il bozzetto del labirinto per il giardino del Castello Cinquecentesco e Beverly Pepper l'idea artistica dell'amphisculpture per Parco del Sole.

I bozzetti e progetti delle opere sono stati esposti al pubblico l'11 settembre 2011 nella mostra “Venezia – L'Aquila, un ponte culturale di solidarietà” a cura di Roberta Semeraro con la collaborazione della comunità armena mechitarista di San Lazzaro e il patrocinio delle istituzioni pubbliche della Regione Veneto e della città di Venezia oltre che della Fondazione CARISPAQ.

Al progetto è stato dato un primo impulso con la realizzazione dell'opera di Beverly Pepper, che è stata inserita nel masterplan di Parco del Sole e conseguentemente è rientrata nei lavori finanziati da Eni e sottoscritti il 27 agosto 2012 nel protocollo d'intesa “Ripartire da Collemaggio” che riguardavano il restauro della Basilica di Santa Maria di Collemaggio e la riqualificazione dell'adiacente parco con le relative infrastrutture con la direzione tecnica dei cantieri da parte della Soprintendenza per l'Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città dell'Aquila e i Comuni del Cratere.

A gennaio del 2013 è stata sottoscritta la donazione ufficiale dell'idea artistica dell'amphisculpture da Beverly Pepper e dal Comune dell'Aquila. Il 3 agosto del 2017 la scultrice americana ha donato alla Fondazione CARISPAQ le due sculture in acciaio corten, denominate “The Narni Colums” per installarle all'ingresso dell'amphisculpture di Parco del Sole.

Il 30 giugno 2018 l'opera è stata collaudata e consegnata al Comune dell'Aquila. Il 6 agosto 2018 il parco è stato riaperto al pubblico.

 

“La città dell’Aquila, dopo il 6 aprile 2009, ha cambiato pelle pur restando fedele alla sua tradizione e, soprattutto, mutato l’approccio rispetto al futuro. – ha dichiarato il sindaco Pierluigi Biondi - Il trauma del sisma ha costretto ognuno di noi a modificare prospettive e visioni e, soprattutto, linguaggi. Al cemento, alle malte e alle tecniche di rigenerazione urbana va necessariamente aggiunto un elemento caratterizzante per la comunità che, grazie ad esso, si eleva e si distingue ma, soprattutto, si determina in maniera solida e riconoscibile: la cultura. Il progetto “Nove artisti per la ricostruzione”, ideato da Roberta Semeraro, punta proprio a questo, ovvero a innalzare le coscienze e lo spirito di una comunità, creando un legame tra passato e futuro attraverso la installazione di opere che stimolano la sensibilità di chi ha intrapreso, sin dalle prime ore successive al terremoto, un cammino tortuoso eppure esaltante. “Ricostruire con l’arte” è il titolo del libro e, al tempo stesso, - ha concluso Biondi - uno stile idealistico e metodologico che ha trovato piena sublimazione nel progetto di land art che Beverly Pepper ha generosamente donato alla città”.

"Abbiamo voluto sostenere questa iniziativa – ha dichiarato il presidente della Fondazione Carispaq Marco Fanfani - perché il nostro contributo è andato ad una grande artista e al suo gesto di generosità nei confronti del nostro territorio. Un gesto che si è tradotto non solo nella progettazione di un'opera site specific, pensata proprio per il Parco del Sole dell'Aquila, ma anche nella sua presenza costante in città per seguire in prima persona l'andamento dei lavori. Siamo perciò molto soddisfatti di aver contribuito ad Amphisculpture. Ci auguriamo – ha concluso Fanfani - che la città continui ad apprezzare quest’opera e, soprattutto, che possa viverla ed utilizzarla nel futuro così come si prevede".

Nel volume Ricostruire con l'arte con la premessa di Pierluigi Biondi, la prefazione di Gianpaolo Scarante e l'introduzione di Clemens F. Kusch, l'autrice Roberta Semeraro racconta le tappe fondamentali del progetto “Nove Artisti per la Ricostruzione” che hanno portato alla realizzazione della prima opera, l'Amphisculpture di Beverly Pepper.

Dalla prefazione di Gianpaolo Scarante presidente dell'Ateno Veneto:

“Le ferite provocate da un grave sisma, quale è stato quello che ha colpito l’Abruzzo dieci anni fa, ricordano nei loro effetti le catastrofi della guerra. Sembra impossibile far svanire le lacerazioni nella mente e nel cuore degli uomini, gli affetti strappati nel volgere di pochi minuti e lo svanire improvviso di un mondo fatto di persone e di materia: un mondo che prima contornava una comunità di esistenze e il cui ritorno è ora impossibile. Sono memorie di lutti e di drammi che progressivamente si sedimenteranno nella nostra percezione collettiva, che verranno raccontate di generazione in generazione e così resteranno in vita, ma che manterranno sempre la forza straordinaria del dramma di essere accaduti.   Se vi è qualcosa che può accompagnare con efficacia il processo di lenta e difficile composizione di un grande dramma collettivo è il linguaggio dell’arte. L’arte, nelle sue molteplici espressioni, sa ridurre la complessità a semplicità, le emozioni a razionalità, riesce a far volgere lo sguardo al futuro mantenendo viva ed elaborando la memoria del passato. L’arte insomma è amica dell’uomo, lo aiuta a comprendere e accettare anche l’impossibile e lo alimenta di conforto e di speranza. A questo credo abbia pensato Roberta Semeraro nell’ideare con passione e originalità un progetto che lega nove grandi artisti di fama internazionale e la ricostruzione di opere ad uso pubblico distrutte dal terremoto. L’arte del presente, in questo caso la scultura ambientale, aiuta i sopravvissuti a ricongiungersi con un territorio ricchissimo di storia e di antiche costruzioni...... Lo ricorda molto bene anche la scelta suggestiva e simbolica del numero nove: nove sono infatti gli artisti realizzatori del progetto, come novantanove sono i castelli che la leggenda indica quali fondatori della città dell’Aquila...... Ed è così che, come una nuova Pandora, Roberta Semeraro e i suoi nove artisti hanno riaperto il vaso portando da tutte le parti del mondo la speranza e la vita in una regione ferita e sconvolta dal terremoto. “

Dalla introduzione di Clemens F.Kusch:

“Ma la comunità che si ricostruisce dopo un evento traumatico, al pari degli edifici, non sarà più come era prima, ma sarà segnata e auspicabilmente rafforzata dall’esperienza dell’evento traumatico. Il “non essere come prima” è proprio quello che gli interventi presentati in questo libro rappresentano per la città. Non sarebbero mai nati se non ci fosse stato il terremoto. Sono il segnale della memoria dell’evento e della successiva rinascita. Sono la testimonianza di persone che hanno a cura quella comunità, ne comprendono le condizioni e vogliono portare il loro contributo alla rinascita. Per dare questo contributo in maniera efficace ogni intervento deve essere rispettoso del luogo, delle sue condizioni e della sua particolare storia. In altri casi, come ad esempio nella ricostruzione di Gibellina, dove si decise di abbandonare il vecchio centro abitato per realizzare una Gibellina Nuova, la realizzazione della nuova città, con interventi di architettura e arte disomogenei che appaiono calati nel territorio provenienti da lontano, hanno creato qualcosa di straniante, artificiale, privo del legame con la storia del luogo e della comunità. A L’Aquila gli interventi artistici, dei quali si racconta la genesi in queste pagine, sono invece pensati sin dall’inizio come integrati nella ricostruzione e voluti per instaurare un dialogo proficuo tra il ri-costruito, il nuovo, l’antico e il paesaggio. In questo senso la scelta degli artisti e il modo come hanno concepito le loro opere appaiono del tutto adeguati alle particolari condizioni e le loro opere rappresentano un reale arricchimento della comunità proprio nel senso di una rinascita con nuove forme. Le opere dei tre artisti scelti per questi interventi e presentati in questo volume dovrebbero essere i primi di un totale di nove interventi da installare in diverse zone della città. Non ho avuto la fortuna di conoscere gli artisti e non ho partecipato in nessuna maniera alla concezione e alla realizzazione delle opere, ma dal dettagliato resoconto che fa Roberta Semeraro in questo libro della genesi della loro creazione, appare da subito evidente che gli artisti coinvolti per questa prima parte di realizzazioni si siano non solo dimostrati subito interessati e appassionati a questo lavoro ma siano stati del tutto consapevoli della necessità di “commisurare” i loro interventi al luogo rispettando anche le particolari condizioni storiche. Nell’opera di Beverly Pepper abbiamo invece già oggi – considerando che la realizzazione dell’opera è sostanzialmente compiuta – la possibilità di apprezzare quel legame con il luogo, premessa stessa degli interventi. Più delle altre due opere qui presentate, l’intervento di Beverly Pepper si attiene a questa premessa. L’o pera non consiste infatti in una scultura circoscrivibile ma piuttosto in una trasformazione del paesaggio, in un luogo del quale fare esperienza, nel quale sostare oppure da utilizzare per manifestazioni all’aperto. In questo senso è un vero e proprio “freespace” come inteso dalle curatrici della Biennale di Architettura 2018, nell’ambito della quale purtroppo non è stato concesso di mostrare quest’opera. Un luogo senza una fissa destinazione, “aperto” ad attività diverse, che muta nel corso dei periodi dell’anno e ogni volta instaura un diverso rapporto con il suo contesto.”

Dal Cap. II:

“.... anni prima Staccioli aveva dichiarato che “le sue sculture-intervento, non sono più monumenti né oggetti ornamentali dello spazio pubblico, ma azioni critiche attorno all'uso della scultura, oggetto e soggetto per un rilevamento critico della condizione umana nell'ambiente e nella città (non considerata come semplice contenitore o spazio-pretesto per una esposizione, ma campo di intervento e di lavoro)”

Come testimoniano quei pochi scatti fatti con il mio cellulare, lo scultore …..cominciò a dialogare con lo spazio (di piazza San Silvestro) esaminandolo con occhio vigile e misurandone l'ampiezza con i suoi stessi passi.

Ricordo di quei momenti, il fastidio che provava costui verso le automobili parcheggiate nella piazza che lo ostacolavano nei movimenti precisi della misurazione. Per tutto il viaggio di ritorno a Roma, questo fu l'argomento della conversazione tra me e lo scultore; la piazza non è un parcheggio.

Avrei voluto registrarle quelle parole, per urlarle al mondo ora che Mauro Staccioli se n'è andato.

Non passarono molti giorni che ricevetti i primi elaborati dell'arco rovesciato, la scultura-segno che aveva disegnato per piazza San Silvestro.

L'arco rosso in acciaio corten oltre a richiamare nella forma il rosone gotico della Chiesa, si rifaceva alla dimensione infinita della piazza che si perdeva all'orizzonte con i profili delle montagne. Nella scultura-segno sarebbe entrata in gioco anche la natura minacciosa di quella terra che poteva tremare da un momento all'altro, poiché l'artista l'aveva progettata per oscillare su se stessa durante le possibili scosse. Questa virgola di ferro oltre a segnare lo spazio urbano come un graffio profondo segna la pelle, sarebbe stata un utile strumento per avvertire i cittadini in caso di terremoto.

Infine non sarebbe mancata quella componente politica alla quale teneva tanto Staccioli, che non potendo dimenticare i fatti della casa dello studente, aveva puntato il suo arco verso coloro che amministravano la città, ammonendoli e nel contempo invitandoli a fare tutto il possibile per scongiurare ulteriori dissaventure ai loro concittadini.  

L'unico vincolo che pose Staccioli alla donazione, fu quello appunto che la piazza fosse definitivamente liberata dalle automobili parcheggiate.”

Dal Cap. III:

“Hidetoshi Nagasawa arrivò all'Aquila da Milano accompagnato dalla moglie e dal figlio, quella sera stessa dimorarono tutti presso la caserma di Coppito ospiti del generale Lopez.

Parlando con gli amministratori dell'Aquila della riqualificazione delle aree verdi della città, mi era stato indicato uno spazio abbandonato, proprio davanti al cantiere dell'auditorium di Renzo Piano.

Fu così che con la famiglia Nagasawa e Marinella ci recammo nell'area del Castello Cinquecentesco dove si trovava questo luogo, e che chiesi al grande maestro di trasformarlo con la sua poesia, in un bellissimo giardino.

Osservai l'artista mentre s'incamminava lentamente, soffermandosi e piegandosi a tratti, ad accarezzare la vegetazione che vi cresceva spontanea. Con gli occhi socchiusi per i lineamenti mongoli del volto, sembrava un poeta in ascolto di ogni minimo rumore e fievole odore che pervenisse aleggiando leggero nelle folate di aria fresca del mattino......

(E arresto un attimo il racconto per comunicare che Hidetoshi Nagasawa sì è spento a Milano dopo una lunga malattia).

Di lui serberò per sempre l'immagine semplice dell'artista canuto che avevo visto comportarsi quel giorno con così tanta serietà e compostezza, da fare attenzione ai suoi stessi passi perché non calpestassero un solo filo d'erba o non tormentassero con il loro peso una sola pietra di quel luogo abbandonato.

Chiese di salire fino alle mura del Castello per avere la visuale dall'alto della città e la prospettiva della strada che scendendo alla piazza, costeggiava quello che sarebbe diventato il suo giardino.

Prima di ripartire sostammo qualche minuto nella piazza del Battaglione degli Alpini, dove il suo sguardo melanconico e pensieroso attraversando le transenne, si posò sulle macerie accumulate nelle strade. Nagasawa non era mai stato prima all'Aquila e quella sua tragica e decadente bellezza, mi confessò che lo aveva colpito come se avesse visto un fiero e bellissimo rapace giacere in terra ferito.

Ma chi meglio di lui che era nato e cresciuto in una delle zone più sismiche del nostro pianeta, poteva comprendere quello che la città stava attraversando?

Durante l'estate successiva Nagasawa lavorò intensamente al progetto del suo giardino per L'Aquila, costruendo il bozzetto del labirinto che mi portò a settembre a Venezia.

L'opera si componeva di due sezioni complementari tra loro di quattordici elementi ciascuna, dove le loro zone di ombra e quelle di luce, avrebbero rappresentato lo Ying (il negativo) e lo Yang (il positivo). Come due vasi comunicanti queste sezioni richiamavano le vicende negative e positive della città mettendole in relazione reciproca, cosicché le vicende passate del terremoto e quelle presenti della rinascita, divenivano un'unica cosa ...”

Dal capitolo IV , paragrafo “ L'amphisculpture e la basilica di Collemaggio”:

Nonostante le condizioni poco agibili del Parco, l'intrepida scultrice volle metterci piede per studiare personalmente l'orientamento del teatro di cui si era parlato molto nell'incontro del 18 aprile. Purtroppo, quella fu per lei l'ultima occasione di camminare sulle sue gambe nel luogo dove sarebbe sorto il teatro. Per non farla stancare l'assistente le sistemò una tipica seggiolina da regista al centro del parco, dalla quale l'artista poteva avere una visione a trecentosessanta gradi dello spazio circostante. Presto si formò attorno a lei un capannello di persone. Beverly chiese di rimanere solo con i progettisti per verificare in loco gli elaborati che le avevano sottoposto nel suo studio a Torregentile di Todi. Come un comandate in vedetta scruta l'orizzonte per portare in porto la sua nave mentre i marinai gli reggono la mappa spiegata tra le mani, Pepper guardava l'orizzonte cercando il punto esatto dove ancorare il suo teatro mentre i tecnici le mostravano la carta con gli elaborati.

Questo punto per l'artista era sempre stato la basilica di Collemaggio.”

 

Dal capitolo V, paragrafo “La musica di Beverly Pepper”:

“Fu in quell'occasione che Garofalo mi confessò che dopo una lunga carriera di cantieri complessi per la soprintendenza, l'esperienza dell'amphisculpture era stata difficile per lui, perché si era trovato a dover interpretare un progetto che di per sé era già un'interpretazione dell'idea artistica della scultrice.

Ripensando alle sue parole, è innegabile che tutte le costruzioni di queste dimensioni siano frutto di più persone. Pertanto il cantiere per molti aspetti assomiglia ad un concerto, dove i singoli musicisti sono coadiuvati tra loro dal direttore di orchestra.

Si possono verificare due eventualità; che il direttore d'orchestra esegua la musica sulla stesura autografa del compositore, oppure che la esegua su uno spartito trascritto.

Nel secondo caso rientra l'amphisculpture di Parco del Sole, ma con la fondamentale differenza che la compositrice (in questo caso la scultrice), è stata presente all'esecuzione della sua musica (amphisculpture), anche se lo spartito (gli elaborati esecutivi dell'amphisculpture) non li aveva scritti lei. Pertanto la perspicace strategia messa in atto da Garofalo e ripresa dall'architetto Corrado Marsili, suo successore nella direzione del cantiere, che gli ha fatto superare tutte le difficoltà incontrate nell'esecuzione dell'opera di Beverly Pepper, è stata quella di procedere cautamente interpellando l'artista nei momenti critici e apportando insieme a lei e al suo assistente Ciribifera gli adattamenti necessari.”

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